La politica in un alveare: democrazia e meritocrazia coesistono.

Hai mai provato ad osservare un alveare con attenzione?

La naturale predisposizione delle api alla vita collettiva e organizzata potrebbe fornirci numerosi spunti di riflessione.
Lo scienziato T.D. Seeley ha messo nero su bianco ciò che ha dedotto osservando e studiando per anni il “comportamento sociale” delle api: ha scritto la Democrazia delle Api e ha parlato di quanto la politica animale possa paradossalmente superare in organizzazione e concretezza quella umana.
Il punto di partenza per la discussione è stata la naturalità e la spontaneità che spinge le api alla sciamatura e alla creazione di nuovi spazi vitali di anno in anno senza per forza incorrere in contestazioni politiche.
Come lo scienziato afferma, il principio di onestà altamente discutibile e bypassato da sotterfugi poco legali della società in cui viviamo, si contrappone al principio della realtà che predomina nella società degli insetti.
Il dialogo democratico delle api permette infatti che il ragionamento e le loro decisioni guardino al lungo termine e non tengano conto dei vantaggi immediati né tantomeno dei sacrifici che ovviamente il periodo successivo al cambiamento determina.
La costruzione dell’alveare, come la produzione di miele e la sopravvivenza sono gli obiettivi a cui le api mirano.
L’ultima ma non meno importante riflessione che porta ovviamente ad un ulteriore parallelismo tra le due società è quella che esamina i ruoli societari e l’evoluzione degli stessi.
Le api hanno dei ruoli ben definiti e per poter passare da uno all’altro devono aver raggiunto una consapevolezza e una padronanza dei compiti tale da giustificare una “promozione”.
Non c’è modo per un ape di evitare un ostacolo scansandolo: lo deve superare raggiungendo un obbiettivo che scandisce il ruolo successivo.
Chiamiamola meritocrazia, chiamiamola pure educazione ma non è strano che le api abbiano raggiunto un’autonomia che noi uomini auspichiamo da sempre? 
Tu cosa ne pensi?

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